Lodi e critiche

Quando la gente ci fa dei complimenti, dicendoci quanto siamo gentili, generosi o saggi, la nostra mente inizia a crearci dei problemi; il nostro attaccamento si gonfia immediatamente come un palloncino. Dal momento che questo rischio è concreto, dobbiamo essere molto cauti se riceviamo degli apprezzamenti e per proteggerci dobbiamo essere ben consapevoli di ciò che sta accadendo nella nostra mente e usare una delle tante tecniche utili che abbiamo a disposizione.

Aspettarsi elogi o complimenti ci espone anche alla frustrazione. Facciamo un esempio: offriamo a una persona una tazza di caffè, o un pezzo di cioccolato, e lei non ci dice nemmeno un grazie, prende quel che le diamo senza dire neppure una parola. Questo banalissimo fatto può diventare fonte di grande sofferenza per la nostra mente, un problema enorme! È una cosa importante, non siamo stati ringraziati! Anche dopo parecchi giorni da quell’episodio, continuiamo a guardare storto quella persona e ci sentiamo completamente soli e avviliti, come se ci avessero conficcato un ago rovente nel cuore.

Se siamo abbastanza coraggiosi, potremmo anche criticarla apertamente per non averci ringraziato, il più delle volte però ci limiteremo a lagnarcene con gli altri, alle sue spalle: “Mi ha chiesto un pezzo di cioccolato, le ho dato quello che avevo e non mi ha nemmeno ringraziato!” Poi inizieranno a diffondersi i pettegolezzi e criticando quella persona, tutti insieme creeremo tanto karma negativo.

Razionalmente, non c’è alcun motivo per preoccuparsi, arrabbiarsi o altro, ma la logica e la razionalità non ci impediscono di soffrire. I problemi sorgono perché non siamo riusciti a distruggere il nostro attaccamento a essere ammirati: la sofferenza, la rabbia e le azioni karmiche negative del corpo e della parola derivano dall’attaccamento alla felicità di questa vita. Desiderio di lode, di buona reputazione e così via sono menti velenose che causano sempre sofferenza, karma negativo e ci legano per sempre all’esistenza ciclica.

Quando pratichiamo il puro Dharma – evitando le otto preoccupazioni mondane, non seguendo l’attaccamento a questa vita – non c’è motivo per cui l’attaccamento o la rabbia sorgano al suono di una lode o di un biasimo. La lode e il biasimo ci appaiono come il rumore del vento, senza senso e di nessun interesse. Una mente così libera dalla rabbia e dall’attaccamento è una mente davvero forte e causa di molta felicità e libertà.

Se ci arrabbiamo quando qualcuno ci dà degli stupidi, perché non ci arrabbiamo quando ci diamo degli stupidi da soli? Dovremmo farlo, se fossero le parole la causa della rabbia, ma non è così e quindi è del tutto illogico arrabbiarsi semplicemente perché sono state pronunciate da un’altra persona. Se un registratore continua a ripetere che siamo persone terribili, romperlo in mille pezzi non sarà di alcun aiuto. Sarebbe una cosa inutile e infantile da fare. Potremmo pensare che abbiamo il diritto di arrabbiarci con la persona che ha registrato quelle parole, piuttosto che con il registratore, ma ancora una volta, dovremmo analizzare chi è la persona: anche lei è come un registratore a nastro. Non c’è niente contro cui arrabbiarsi nel suo corpo, perché è anch’esso come una macchina, un contenitore, un registratore.

Così come non abbiamo nulla da biasimare nei confronti del registratore – la critica è stata registrata da una persona – allo stesso modo non c’è ragione di arrabbiarsi con una persona che non ha scelta perché la sua mente è controllata dall’ignoranza. Anche se ci tratta davvero male, quella persona non ha più controllo di quanto ne abbia un registratore e quindi non c’è ragione perché diventino l’oggetto della nostra rabbia. Né picchiare, né uccidere, né fare a brandelli quella persona porrà fine alla sua ignoranza. Bruciare il suo corpo fino a quando non ne rimane più niente non sarà di alcun aiuto. Niente di ciò che abitualmente fa la gente comune per vendicarsi diventa un metodo per fermare il problema.

Non possiamo fermare l’ignoranza di un’altra persona, non possiamo renderla non-esistente. Ognuno è sotto il controllo della propria mente negativa e se cerchiamo di vendicarci con rabbia e parole dure, non solo renderemo l’altra persona più infelice, ma renderemo infelici anche noi stessi. Comprendendo in che modo funzionano le cose, potremo liberarci dalla sensazione di aver subito un torto o un danno e, in più, imparare a sviluppare la compassione per il prossimo.

In verità, le critiche sono molto utili: a differenza dei complimenti, che ci fanno gonfiare di orgoglio – e sono quindi un ostacolo alla felicità e all’illuminazione – le critiche ci permettono di vedere i nostri errori e ci danno l’opportunità di correggerli e di rendere la nostra pratica pura e perfetta.

I Geshe Kadampa che praticavano l’addestramento mentale usavano la critica sulla via dell’illuminazione. Il loro ragionamento era: se ci piacciono le lodi, ci piacciono anche le critiche, perché entrambe sono soltanto parole, onde sonore che colpiscono le nostre orecchie, niente di più. Per i Geshe Kadampa, anche il biasimo era un’ottima cosa, anzi erano felici di ricevere continuamente delle critiche perché più ne ricevevano più opportunità venivano loro offerte per praticare l’addestramento mentale. Erano felici di subire dei torti perché potevano allenare la loro mente alla bodhicitta. Invece di arrabbiarsi con coloro che li criticavano, li consideravano estremamente gentili e provavano per loro amore e gratitudine.

Tratto da Come Praticare il Dharma

Autore

  • Lama Zopa Rinpoce è uno dei maestri di Buddhismo tibetano più rinomati a livello internazionale. Nato nel 1946 in Nepal, a tre anni è stato riconosciuto come reincarnazione di Kunsang Yeshe, il lama di Lawdo del lignaggio buddhista Nyngma. All'età di dieci anni durante un viaggio con lo zio decise di fermarsi in Tibet a studiare e meditare nel monastero di Domo Ghesce Rinpoce, dove rimase fino a quando l'occupazione cinese lo obbligò a fuggire in Buthan. Conobbe quello che sarebbe diventato il suo maestro principale, Lama Thubten Yeshe, nel campo profughi di Buxa Duar, nel Bengala occidentale (India) e insieme nel 1967 fondarono in Nepal i monasteri di Kopan e di Lawdo. Nel 1974, sempre con Lama Yeshe, Rinpoce istituì la Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT), un network interna­zionale di centri e progetti di Dharma.

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