La pace inizia con l’azione

Condividendo questo piccolo pianeta in mezzo a un vasto universo, siamo tutti esseri interconnessi, incapaci anche per un nanosecondo di essere completamente indipendenti. Eppure viviamo come se ognuno di noi avesse il controllo, completo e definitivo, del proprio universo personale. Immaginiamo nemici e concorrenti e combattiamo per la nostra “fetta di torta”.

Anche se a volte vagheggiamo un mondo pacifico, è quasi un automatismo considerare inevitabile la violenza e un’utopia la pace. Ma non è così. In cuor nostro sappiamo bene che con la violenza non si può ottenere la pace, che l’odio genera altro odio e che solo con l’amore e la compassione l’odio può essere veramente sconfitto. Ricordate la canzone di John Lennon?

Immagina tutte le persone che vivono la vita in pace.
Dammi pure del sognatore, ma non sono l’unico.
Spero che un giorno ti unirai a noi e il mondo vivrà come una sola cosa.

Sembra che, in modo innato, sappiamo distinguere ciò che è giusto, appropriato e corretto da ciò che non lo è. Riconosciamo che, come esseri umani, tutti desiderano essere felici ed evitare la sofferenza. Se potessimo, cambieremmo il mondo perché ciascuno potesse finalmente godere di rispetto, pace, felicità e tranquillità. Eppure spesso sembra che non sappiamo come o da dove iniziare.

Credo che dobbiamo iniziare con azioni molto piccole. Forse non saremo in grado, da soli, di cambiare il mondo intero tutto in una volta, ma possiamo cominciare a cambiarne una piccola parte, nel nostro ambiente quotidiano.

Abbiamo moltissime fonti di ispirazione. Il reverendo Martin Luther King, Jr. per esempio, il bodhisattva afroamericano del nostro tempo, ci ha insegnato che non potremo mai essere veramente liberi finché non lo saranno anche tutti gli altri esseri umani. Una volta disse: “Finché ci sarà povertà nel mondo, non potrò mai essere davvero ricco… Finché le persone saranno afflitte dalle malattie, non potrò mai essere davvero sano…. Non potrò mai essere quello che dovrei essere finché tu non sarai quello che dovresti essere”. Ma il dottor King sapeva anche – e lo ha dimostrato – che qualsiasi “guerra” per la libertà deve essere una guerra condotta con amore e non violenza.

Nel 1963, da adolescente, ho avuto la fortuna di partecipare alla “campagna di Birmingham” per i diritti civili guidata da lui. Era un’epoca piena di speranza. Sentendomi parte di una grande comunità di manifestanti non violenti che la pensavano come me, mi sentivo fiduciosa rispetto alla possibilità di sconfiggere le ingiustizie. Successivamente, quando leader come Malcolm X, King e i Kennedy furono assassinati, calò una coltre di disperazione.

Per molti di noi, oggi, prevale ancora quella sensazione di non avere speranze. E così, prima di impegnarci per cambiare il mondo, abbiamo bisogno di riaccenderle. Quello che ho imparato sulla speranza, comunque, è che cresce attraverso l’azione, non dal pensiero. Se vogliamo vedere un mondo illuminato di pace e giustizia per tutti, dobbiamo andare oltre la semplice immaginazione e passare ad azioni non violente che, per quanto piccole, aiutino a realizzarlo. E questo vale anche per i politici.

Autore

  • Jan Willis è professore emerito di religione alla Wesleyan University di Middletown, Connecticut. Nata a Docena, Alabama, nel 1948 e profondamente colpita dal movimento per i diritti civili, si è laureata in filosofia alla Cornell University e ha incontrato il buddhismo mentre viaggiava in Asia negli anni '70. Ha conseguito il suo dottorato in studi buddhisti alla Columbia University e ha studiato con vari maestri tibetani in India, Nepal, Svizzera e Stati Uniti per oltre quattro decenni. Autrice di diversi libri e di numerosi articoli e saggi sulla filosofia e la storia buddhista, la meditazione, le donne e il buddhismo e il buddhismo e la razza,. Nel dicembre del 2000, Time l'ha nominata tra i sei "innovatori spirituali per il nuovo Millennio". Nel 2003, ha ricevuto il Premio Binswanger della Wesleyan University per l'eccellenza nell'insegnamento. Nel settembre del 2005, il numero di Newsweek "Spiritualità in America" ha incluso un suo profilo e, nella sua edizione di maggio 2007, la rivista Ebony ha nominato Willis uno dei suoi "Power 150" afroamericani più influenti.

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