Una pausa, per ricordarci di voler bene anche a noi stesse

Una pausa, per ricordarci di voler bene anche a noi stesse

Tutti abbiamo bisogno di pause: pause pranzo, pause caffè e pause felicità. Oggi parleremo di una pratica che ci aiuterà a essere più gentili con noi stesse, a volerci più bene, ad avere più compassione per noi stesse. Non è qualcosa di complicato, si tratta semplicemente di indirizzare amorevole gentilezza e compassione all’interno, verso di noi, anziché verso il mondo che ci circonda.
Quando qualcuno a cui tenete si trova in difficoltà che cosa fate? Ascoltate, siete presenti, fareste qualsiasi cosa per alleviare le sue sofferenze. Con noi stesse, invece, crediamo di dover essere dure e inflessibili per essere motivate, che provare compassione per noi stesse sia un atteggiamento indulgente, che se siamo gentili con noi stesse non riusciremo a fare nulla. Ma è vero l’esatto contrario.
Se diceste a una vostra amica: “Ti odio, sei una persona orribile”, che risultato otterreste? Questo ci infliggiamo costantemente.
Una ricerca condotta dalla psicologa Kristen Neff dell’Università di Austin (texas) dimostra che quando ci alleniamo a provare gentilezza e compassione per noi stesse, possiamo sentire meno stress, meno burnout e meno ansia. E siamo più produttive. Si tratta quindi di rapportarci alla sofferenza in un modo molto più utile.
Trovate allora il tempo – di tanto in tanto – per sedervi e mettervi comode e praticare un po’ di gentilezza amorevole e compassione per voi. Queste emozioni agiscono a livello fisiologico, hanno un impatto sul nostro sistema nervoso. Quando siamo ipercritiche verso di noi, di solito entra in gioco il sistema nervoso simpatico: i livelli di cortisolo aumentano e il nostro corpo entra in uno stato infiammatorio.
Quando invece ci dimostriamo compassionevoli verso noi stesse, ci aiutiamo a calmarci: riduciamo l’attività del sistema nervoso simpatico e incrementiamo quella del sistema parasimpatico. Le più recenti ricerche dimostrano che questo abbassa il cortisolo e aumenta la variabilità della frequenza cardiaca. Quindi non si tratta semplicemente di una risposta emotiva: provare compassione e amorevole gentilezza per noi stesse ci aiuta a recuperare la calma, a centrare il nostro corpo e tutto questo – lo sappiamo – è collegato a una migliore salute fisica e a un generale benessere.
Inoltre, cosa molto importante, le persone che hanno sviluppato la capacità di auto-compassione dormono meglio e dormire meglio garantisce numerosi benefici per la salute.
Se impariamo un metodo – e lo adottiamo – per affrontare frustrazioni e fallimenti in un modo che non sia così opprimente, riusciamo ad avanti e impariamo dai nostri sbagli e dalle nostre delusioni in modo davvero produttivo.

Quindi fate questo esercizio: pensate a qualcosa di reale che in questo momento della vostra vita vi preoccupa, qualcosa che vi stressa, che vi mette l’ansia: una scadenza imminente, un problema relazionale, un errore che avete appena commesso, una sensazione di inadeguatezza. Pensateci e vedete che cosa salta fuori.
Poi introducete un po’ di consapevolezza: siate consapevoli del fatto che è difficile, faticoso. Ditevelo, per riconoscerlo e convalidarlo: “È proprio un momento bruttissimo. Sto facendo una gran fatica”.
Così facendo state rivolgendo la vostra attenzione alla sofferenza, riconoscendola, ma facendo anche un po’ di spazio tra voi. È difficile, ma si può fare.
Non c’è nulla di sbagliato in voi se sono accadute certe cose. Non siete certo le uniche a sentirsi così. Non siete sole. Ciò che state provando e vivendo fa parte dell’essere esseri umani. Non capita solo a voi. Non c’è niente di sbagliato in voi se vi sentite così.
Ecco allora che iniziamo a essere gentili con noi stesse, perché è difficile quello che stiamo affrontando, e possiamo farlo attraverso il contatto fisico, che agisce sulla nostra fisiologia e aiuta a calmare il nostro corpo.
Potreste provare a mettere le mani sul vostro petto all’altezza del cuore o magari accarezzarvi il viso o a tenervi la mano, un qualche gesto fisico di gentilezza che vi aiuti a sentirvi sostenute, rasserenate, accudite. Potrebbe sembrarvi un po’ strano, ma cercate di non farci troppo caso.
Poi provate a dirvi qualche parola gentile di incoraggiamento. Se aveste qualcuno di molto caro che sta vivendo la vostra stessa situazione che cosa gli/le direste? Come lo direste? Quale sarebbe il vostro tono di voce?
Potresti sentirvi un po’ in imbarazzo. Va bene così. Potreste anche sentirvi un po’ buffe. Ricordate che non vi state dicendo che va tutto bene, solo che ci siete per voi stesse, che vi state a cuore, che troverete un modo, una soluzione. Proprio come fareste con una amica.
E questa è la pratica. Mindfulness, umanità, gentilezza. Potete farlo per un minuto. Potete farlo in 5 minuti. Si può fare davvero in qualsiasi momento, se state soffrendo. Si tratta semplicemente di rapportarsi alla sofferenza con un approccio molto più utile. Inoltre, vi farà sentire più in pace e più capaci di affrontare le cose. Quindi vale la pena farlo. Spesso.

Tratto da Self-Compassion: The Proven Power of Being Kind to Yourself di Kristin Neff

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