Che cosa è il Dharma?

Che cosa è il Dharma?

La parola sanscrita “Dharma” significa “trattenere”. Per esempio, se una persona sta per cadere in un dirupo, allora trattenerla significa evitare che si faccia del male o che muoia.

Il Dharma è una pratica che ci protegge dai pericoli legati alla sofferenza e all’infelicità; questo è il significato di Dharma. 

In occidente abbiamo approfondito la conoscenza in molti campi: psicologia, educazione, psichiatria, e così via. A cosa serve tutta questa sapienza? Qual è il suo scopo? Tutte queste discipline servono per far crescere la felicità anziché la sofferenza. Allo stesso modo, il Dharma è uno strumento per la felicità. Il Buddhadharma raccoglie, senza eccezioni,  tutte le diverse pratiche che sono state trasmesse attraverso gli insegnamenti.

Tutti gli esseri, umani e non,  anche le più piccole creature,  condividono lo stesso bisogno di felicità e desiderano abbandonare la sofferenza. Ogni essere vivente spera che le tecniche che mette in pratica per ottenere la felicità abbiano successo, che il percorso scelto possa essere efficace. Il problema è che nel tentativo di generare felicità ed eliminare la sofferenza, si impiegano soltanto metodologie e pratiche esteriori; questo perché si è spinti dalla convinzione che siano proprio i fattori esterni a determinare le condizioni di sofferenza o di felicità. Questo, però, è una concezione errata in quanto sia la felicità che la sofferenza sono interiori, sono fenomeni mentali e non  fattori esterni.

Le cause della sofferenza risiedono nella mente e, pertanto, per eliminare la sofferenza bisogna purificarne le cause. Allo stesso modo anche le cause della felicità sono interiori e, quindi, per ottenere la felicità dobbiamo radicare tali cause nella mente. 

Guardiamo un  esempio semplice: immaginiamo che qualcuno ci rubi il registratore. Quando ci accorgiamo che il registratore è sparito, sorge in noi un senso di attaccamento che ci rende subito infelici. La rabbia monta e diventiamo depressi. Ma se in quell’istante noi pensassimo che sarebbe giusto fare un atto di beneficenza, che la persona che ha preso il registratore in realtà è stata molto gentile con noi dandoci l’opportunità di essere generosi, allora nella nostra mente sorgerà una realizzazione. Se  davvero ci convinciamo che è giusto donare il registratore a qualcuno, allora nell’istante in cui prendiamo tale decisione, la realizzazione sorge e con essa la pace. In un attimo la mente è passata dalla sofferenza alla felicità. Prima la mente era infelice, depressa, sofferente ma grazie ad un solo pensiero, la determinazione a donare l’oggetto, il problema è svanito e con esso la sofferenza. La mente è pacificata, rilassata. 

In questo modo potete capire come la serenità e la felicità non dipendono da fattori esterni ma nascono grazie a fattori quali il nostro modo di pensare.

Cambiando il nostro atteggiamento mentale siamo in grado di sperimentare la felicità e abbattere la sofferenza. 

La sofferenza è causata da una mente insoddisfatta e dall’attaccamento – una mente avvelenata. Quando si pianta un albero velenoso, si ottengono solo frutti velenosi e da essi deriverà solo sofferenza. Ma se si pianta un albero medicinale, si otterranno frutti capaci di curare. Allo stesso modo se nutriamo una mente carica di veleno, otterremo solo sofferenza mentre una mente virtuosa porterà gioia e felicità. 

Estratto dagli insegnamenti di Lama Zopa Rinpoche a Yucca Valley, California. 

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