Prendere rifugio

“Prendere rifugio” significa riconoscere la validità dell’insegnamento buddhista e affidarsi a esso per ottenere la propria liberazione. Si ritiene quindi che l’intrinseca bontà della dottrina dell’Illuminato possa aiutare, proteggere e guidare il praticante lungo la via della liberazione, che non sempre è facile da percorrere. Ma tornando al rifugio, dopo il Buddha, si prende rifugio nel Dharma, l’insegnamento spirituale.

Anche qui con Dharma si intende sia l’insegnamento storico del Buddha Shakyamuni, sia il concetto stesso di insegnamento. In un certo senso potremmo dire che il Dharma è il risultato dell’Illuminazione, perché il Buddha non ha tenuto per sé quanto compreso grazie all’Illuminazione ma lo ha voluto condividere con l’intera umanità. Infine, si prende rifugio nel Sangha, la comunità dei discepoli del Buddha. La comunità composta sia da monaci e monache, sia dai praticanti laici, che consente all’Insegnamento di preservarsi e continuare nel corso del tempo. Quando si prende rifugio nel Triplice Gioiello del Buddha, del Dharma e del Sangha, si è purificati dalle negatività delle azioni passate, compiute in questa o in altre vite, e l’aspirazione al cambiamento interiore, al raggiungimento dell’Illuminazione è fortemente incrementata.

Si “prende rifugio” con una apposita cerimonia nel corso della quale un Maestro accoglie, tramite alcuni rituali, il discepolo all’interno della comunità dei devoti e, dopo avergli simbolicamente tagliato un ciuffo di capelli, gli conferisce un nuovo nome. Questi atti marcano anche esteriormente il cambiamento avvenuto nella persona che ha scelto di prendere rifugio nel Triplice Gioiello.

La guida di un maestro qualificato, di un lama, è assolutamente necessaria per procedere lungo il cammino spirituale.
È del tutto indispensabile ricevere l’insegnamento e le relative istruzioni necessarie da un lama qualificato. Da una persona che sia l’ultimo anello di una catena ininterrotta di maestri spirituali e che abbia una esperienza diretta di quanto deve insegnare. La storia del Buddhadharma in India e in Tibet è ricca di esempi di maestri che hanno ottenuto l’Illuminazione. L’importanza di avere un maestro qualificato è un aspetto che deve essere compreso molto bene.

Buoni risultati nel nostro cammino spirituale si possono raggiungere solo se studiamo e pratichiamo sotto la guida di un lama che abbia raggiunto un’esperienza autentica di quanto deve insegnare e trasmettere ai suoi discepoli. Prima di accettare un insegnante come vostro lama dovete esaminarlo attentamente per vedere se è veramente qualificato, se possiede i requisiti necessari per potervi guidare e insegnare.
In effetti non si tratta di una cosa semplice. In un testo è scritto che possono essere necessari anche oltre dieci anni per esaminare un maestro prima di sceglierlo come proprio guru. Ma è assolutamente indispensabile capire bene la persona che diverrà il nostro Maestro, poiché in seguito quel lama sarà la nostra fonte di ispirazione per la pratica e il modello a cui dovremo ispirarci.

Una volta che abbiamo scelto una persona come nostro guru, allora dobbiamo esprimere nei suoi confronti una profonda devozione e fiducia. Dovremo seguirne i consigli e le istruzioni.

Tratto da La Visione Interiore di Piero Verni

Autore

  • Sua Santità Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama del Tibet, nasce a Takster il 6 luglio 1935. Riconosciuto come l’autentica reincarnazione del XIII Dalai Lama, nel 1939 si trasferisce insieme alla sua famiglia a Lhasa, dove viene formalmente insediato nel 1940. Nel 1959, a causa della violenta repressione cinese, è costretto a rifugiarsi in India, stabilendosi ufficialmente a Dharamsala l’anno seguente. Nel corso degli anni riceve innumerevoli riconoscimenti internazionali per il suo impegno umanitario e politico, il più importante dei quali è il Premio Nobel per la Pace, riconosciutogli nel 1989. È inoltre autore di decine di libri, tradotti in numerose lingue.

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