Passato, presente e futuro: karma e tempo

karma e tempo: le impronte karmiche del passato ci condizionano ma sta a noi creare il karma del futuro

Passato, presente e futuro: karma e tempo

karma e tempo: le impronte karmiche del passato ci condizionano ma sta a noi creare il karma del futuro

Abbiamo parlato della nascita del karma e del suo meccanismo di base; ora possiamo passare al prossimo stadio, cioè in che modo le tendenze inconsce si sviluppano come parte della creazione karmica.

Le nostre tendenze inconsce sorgono dalla costante attività mentale che generiamo per consolidare il nostro territorio. È come un periodo di prova che non finisce mai, in cui sperimentiamo o testiamo continuamente la nostra relazione con l’ambiente che ci circonda, sviluppando un meccanismo automatico sia per difendere e preservare noi stessi, sia per combattere contro qualsiasi cosa percepiamo come minaccia.

Il processo di autoconservazione e autodifesa si sviluppa grazie al nostro senso del tempo: del passato, del presente e del futuro. In termini di conservazione, il passato è la serie di ricordi dei nostri successi e dell’autoaffermarsi del nostro sé; il futuro è la possibilità di continuare questo scenario e il presente è il consolidamento di tutto quanto, compreso il cogliere qualche occasione.

Abbiamo sviluppato una connessione fin troppo eccessiva con il tempo, registrando il susseguirsi dei successi e dei risultati raccolti nel tempo.

Abbiamo costruito una casistica enorme di questa roba, che peraltro è in continuo aggiornamento. Così il cadavere del presente è sempre conservato, sotto forma di registrazione. E procedendo continuiamo a conseguire risultati, ma l’intero processo è orientato al passato, a causa dell’importanza che diamo alla registrazione di ogni cosa. Facciamo ricorso alle nostre registrazioni sia per provare la nostra esistenza, sia per riesumare nuove informazioni. Se capita un’emergenza, possiamo riutilizzare una delle nostre vecchie registrazioni e cercare di ripetere le esperienze del passato. E il processo di registrazione va avanti costantemente. Gli spiritualisti parlano dell’esistenza di registri Akashici. Ciò di cui stiamo parlando non ha a che fare esattamente con i registri Akashici, piuttosto con il consolidamento dell’aspetto presente del passato.

Come dire che siamo costantemente indaffarati a renderci più folli. La prospettiva della sanità mentale ci appare detestabile, dato che significherebbe mollare tutte le nostre creazioni, i nostri nidi, i rifugi e le case che abbiamo raggiunto fino a qui. Così il processo di consolidare ciò in cui siamo impegnati ci avvicina alla follia, all’assurdità. Uso il termine follia nel senso di aggressività, passione (o brama), e ignoranza. Tutte cose che sembrano pienamente soddisfarci. Ecco perché nella situazione presente, per cercare di preservare noi stessi, applichiamo costantemente questi tre approcci.

La registrazione che abbiamo prodotto è ciò che chiamiamo memoria. Usiamo queste memorie per consolidare la sensazione della nostra esistenza.

Ogni volta che sperimentiamo una perdita di sensibilità o d’ispirazione, ci riconnettiamo ai modelli abituali contenuti nelle nostre registrazioni, che però ci restituiscono informazioni ormai obsolete. Cerchiamo di adattare queste informazioni obsolete alla situazione aggiornata, e questa manipolazione ci aiuta solo a produrre ansia nel presente. L’intero processo è ciò che chiamiamo “creazione karmica”.

D’altra parte, questo processo non si applica affatto alla situazione futura. Il futuro è una situazione completamente vergine. Un territorio libero, non ancora occupato. Non possiamo manipolare il futuro perché nel futuro non è accaduto niente, quindi è una situazione completamente aperta. Per quanto riguarda questa situazione parecchio sovraffollata della creazione karmica, essa viene tutta sviluppata e lavorata nella situazione presente; è qui che creiamo certe misure d’emergenza immediate, tradizionalmente descritte come i cinque veleni, o klesha, cioè rabbia, orgoglio, passione, invidia e ignoranza. 

La rabbia è basata sull’intellettualizzare, sul trovare giustificazioni e ragioni per cui dovremmo essere arrabbiati e sconvolti, diventare aggressivi. È molto manipolativa.

L’orgoglio è un altro modo di giustificare la nostra sfera di esistenza o la nostra base, facendo mosse improvvise “al rialzo”. La passione consiste nel cercare di attirare o adescare una situazione che ci porta qualche vantaggio e farne una specie di ornamento, qualcosa che ci arricchisce. L’invidia o la gelosia è un modo di stare tutto il tempo a confrontare situazioni, sentendo che la nostra efficienza è messa in discussione o alla prova da altri coinvolti nella stessa logica competitiva. Ignorare del tutto la situazione è un’altra opzione.

Queste sono le cinque modalità con le quali cerchiamo di preservare noi stessi. Non hanno niente a che fare con il futuro. In altre parole, le nostre emozioni, così come espresse nei cinque veleni, sono i modi che usiamo per mantenerci nella situazione presente. Sono come le membra del nostro corpo, lo fanno funzionare. Con esse, possiamo esercitarci, nutrirci, sconfiggere i nostri nemici, colpirli con i piedi o afferrarli con le mani ecc. L’uso di queste emozioni ci tiene impegnati nel presente.

In termini di passato, usiamo gli avvenimenti karmici accaduti per cercare di far rivivere il successo o il divertimento cui siamo abituati.

“Una volta ero sempre felice. Voglio esserlo ancora. Mi sentivo potente, voglio che si ripetano quelle sensazioni. La spuntavo sempre con i miei nemici: si può ripetere. Facciamo rivivere tutte queste cose!”. L’ispirazione di far rivivere il passato viene dalle nostre presenti esperienze aggressive, di desiderio, di orgoglio, di gelosia o qualsiasi altra emozione sperimentiamo. Sono queste esperienze che ispirano tutta la produzione del ciclo karmico.

Tutta la forza karmica – il fare le cose d’impulso, il riconnettersi alle esperienze passate per farle rivivere – crea la possibilità di sentirsi più sollevati. Che la nostra mente sia connessa con la lotta, con la rabbia o con l’essere seduttivi o che altro, tutto l’approccio è volto a cercare una forma di intrattenimento. Tutti gli aspetti della situazione karmica, che si tratti di attività karmiche mondane o spirituali hanno la loro origine nell’ignoranza e nei cinque veleni. Ogni attività karmica proviene da questo meccanismo. Perciò il karma è uno dei più meccanismi più efficaci e funzionali al mantenimento continuo della spinta samsarica. Ti rifiuti di lasciarti andare o di cedere o anche solo di considerare due volte la realtà per quello che è, e preferisci continuare a nutrire le tue nevrosi piuttosto che pervenire a un ragionevole abbandono della base del tuo ego.

Quando ignori l’esistenza della legge di causa-effetto, il tuo comportamento è molto casuale e frivolo.

Così, finché non metti in discussione e non molli la base dell’ego, continui costantemente a creare una situazione karmica pesante. È come se ti fossi iscritto a un seminario, nell’attesa del quale, senti che si è trasformato in un obbligo pesante e sgradevole. Senti di essere stato risucchiato in qualcosa a cui ora sei costretto a partecipare. O decidi di metterti seduto e ascoltare o decidi di andartene. L’aspetto obbligatorio della situazione karmica diventa molto strano; d’altra parte è anche possibile fare un passo fuori da questa situazione. Ad esempio puoi prendere e abbandonare il seminario. Dipende interamente da una tua scelta.

In termini di futuro, in quanto spazio aperto, non c’è alcuna certezza, e nemmeno nel presente, peraltro. Non ci sono certezze e quindi non ci sono trappole. È una situazione libera. Qui, il karma e la forza karmica hanno sia un aspetto molto potente, sia un aspetto molto semplice. Potente perché tutte queste nevrosi psicologiche registrate possono rimbalzarti addosso in qualsiasi momento. Allo stesso tempo, d’altra parte, puoi trarre vantaggio dalla situazione presente, proprio sulla base dell’ispirazione del futuro in quanto situazione ancora aperta. Quindi gli aspetti positivi e negativi coesistono per tutto il tempo. Morte e nascita accadono contemporaneamente.

Comunque, dobbiamo ricordare che la forza karmica non è né un’entità individuale né del tutto astratta, ma appunto nascita e morte costante.

È rivivere continuamente situazioni: la memoria del passato si rinnova costantemente nella situazione presente. Più teniamo in gran conto la conservazione della nostra sicurezza, maggiore è il debito karmico che viene creato. Il modo in cui ti relazioni al passato, influisce sulla pesantezza del debito karmico che si crea. Che tu ti connetta alle tue azioni passate come a un qualcosa di leggero o di pesante, è una tua attitudine, un tuo costrutto. Le situazioni sono semplicemente neutrali; non permangono particolarmente leggere o pesanti. Siamo noi a determinarlo in base a come coloriamo quelle situazioni.

Ciò non significa che potete evitare il karma di una situazione prendendola alla leggera. Prendete l’omicidio, ad esempio. Per uccidere qualcuno, devi essere molto serio. Devi davvero intendere ciò che stai facendo. Non puoi uccidere qualcuno a caso o tanto per fare una prova. Non è qualcosa che puoi alleggerire dopo. Cercare di rendere leggero ciò che hai fatto vuol dire avere ancora la mano pesante, perché non riesci a dimenticare l’accaduto. Ma non puoi imbrogliare la situazione. Cerchi di renderla leggera perché avevi la mano così pesante; perciò anche la tua leggerezza diventa pesante. Non c’è via d’uscita da questa prospettiva.

Il seme del futuro è nel presente, ma allo stesso tempo, quel seme del futuro che giace nel presente non è niente, perché il futuro non è ancora avvenuto; altrimenti, avrebbe cessato di essere futuro.

L’idea che il futuro sia predeterminato è logicamente assurda. Da quel punto di vista, se uccidi qualcuno, il tuo debito karmico è uccidere qualcuno, e se ottieni l’illuminazione, il tuo debito karmico è ottenere l’illuminazione. Così sei legato al karma, ma non hai un codice da seguire, nessuno da incolpare. In realtà, la non esistenza della situazione presente, l’aspetto incondizionato della situazione presente, è il vero seme del futuro. Il presente non ha niente a che fare con il karma. È spazio aperto. Questa è esattamente la ragione del perché possiamo ottenere l’illuminazione o del perché regrediamo. Dipende semplicemente da noi.

Per spiegare questa idea di incondizionatezza un po’ meglio: se fate qualcosa credendo nella vostra separatezza, la conseguenza sarà automaticamente rafforzare quella separatezza; ma se, anche solo per un momento, fate qualcosa che non sia basato sulla credenza nella separatezza, o su pensieri che abbiano un tipo qualsiasi di prerequisito o dipendenza, allora la vostra attività cessa di essere karmica. Se avete una mente aperta, senza pensieri e senza concettualizzazioni – o anche se vi sono pensieri che non creano separatezza – questo non genera più karma. Ecco la mente meditativa.

Qualche volta abbiamo parlato del sentiero come di un veicolo senza freni e senza possibilità di retromarcia. In questa prospettiva il sentiero è molto influenzato dal karma, e da questo punto di vista, potremmo dire che la meditazione abbia una sua influenza karmica.

Come abbiamo detto prima, non esiste un karma come entità astratta. Il karma è semplicemente basato sulla creazione mentale della dualità.

Tutto ciò che copre l’area della dualità della mente è una situazione karmica, con debiti karmici e relative conseguenze. Tutto ciò che sta oltre le elaborazioni mentali cessa di diventare una situazione karmica. Il sentiero della meditazione è stato sviluppato da persone che stavano oltre la situazione karmica e noi vogliamo seguire quell’esempio, che è libero dal debito karmico. Seguendo quel sentiero, otteniamo un qualche tipo di realizzazione automatica: è una situazione auto-esistente. Ecco perché il dharma è privo di passione – passione in questo caso intesa come aggressione o velocità. Il dharma non ha una velocità. Il dharma è auto-esistente. Dovremmo salire sul veicolo del dharma perché è incondizionato. Non ha nulla a che fare con il territorio dell’ego. È la voce dalla terra di nessuno.

Siamo qui a causa della nostra situazione karmica passata. Ma ciò che stiamo cercando di fare qui, sta a noi. Possiamo essere nati in un luogo colpito duramente dalla povertà, senza cibo, senza acqua, in un ambiente aspro, in un deserto e altre miserie del genere. Siamo finiti qui a causa delle nostre azioni passate. Ma allo stesso tempo, abbiamo il diritto di uscire da questa situazione. È una nostra scelta. Potremmo emigrare da qualche altra parte.

Quella scelta non ha nulla a che fare con il karma: è una libera scelta.

In altre parole: potresti nascere come persona del tutto miserevole, confusa e ignorante, ma nessuno ti impedisce di ottenere l’illuminazione. Non sei nato necessariamente con la tendenza a rimanere ignorante e confuso. Dipende da quanto sei sopraffatto dal passato e dal presente. Se sei catturato dal passato, allora non puoi muoverti. Ma se hai la più debole, leggera sensazione che la tua esistenza potrebbe cambiare, se hai un qualche tipo di approccio ribelle, rivoluzionario, volto al miglioramento o comunque tu lo voglia chiamare, allora quello può generare ulteriore libertà.

In altre parole, il potenziale della mente illuminata originaria che è in noi non può essere compromesso da nessun tipo di karma pesante del passato. Presto o tardi, verrà sfondato. Quindi non siamo intrappolati nel karma. Da questo punto di vista la scelta è libera.

Il karma sorge dall’ignoranza, che fa solo un lavoro parziale anziché avere un approccio completo.

Ovviamente l’ignoranza non copre completamente tutta l’area, la totalità. Una volta che il karma è creato, vi siete separati dalla totalità. Perciò è un parametro parziale.

Abbiamo parlato della vaghezza che sorge dall’ignoranza. Dietro la nuvolosità dell’ignoranza, però, c’è il sole. C’è la possibilità di una luce brillante, anche se il sole sta dietro le nuvole. Anche le nuvole diventano illuminate dalla luce del sole. Di fatto, la nuvolosità implica la possibilità che dietro vi sia il sole. È come quando ti trovi avvolto nel grande muro di una coperta. Ti irriti. Magari sei anche stato pungolato dall’esterno, e insieme c’è pure questa irritazione interiore – vuoi uscire da questo muro che ti avvolge. Allora usi i denti e le unghie per strappare la coperta. L’ispirazione viene perciò da dentro e da fuori. L’insoddisfazione della vita, così come l’ispirazione a lavorare con l’insoddisfazione che viene dall’interno, cooperano.

Possiamo chiederci: se esiste una totalità con la quale iniziare, da dove viene l’ignoranza? L’emergere dell’ignoranza, sembra implicare una falla, un errore nella totalità.

Questa è una domanda molto interessante, un’ottima domanda, direi. In effetti, questo potrebbe essere l’intero messaggio! Perciò al Buddha e ai grandi maestri non interessano risposte di seconda mano per quella domanda. Deve essere una risposta di prima mano, una che viene da voi stessi. In effetti, potremmo arrivare a dire questo: la risposta a quella domanda potrebbe essere la password per l’illuminazione. 

Tratto da The future is open: Good Karma, Bad Karma, and Beyond Karma, tradotto da Francesco Cappellini.

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