Riflessioni di Lama Yeshe sul Natale

Riflessioni di Lama Yeshe sul Natale

Questa è la settimana della nascita di Gesù e, in onore di questo evento speciale, suggerisco di fare una sorta di celebrazione. Ma dovremmo cercare di renderla significativa. Non dovrebbe essere una festa solo materiale, che porta solo più confusione e superstizione nella nostra mente. Per celebrare degnamente il Natale, deve essere di natura autenticamente spirituale. Gesù è venuto su questa Terra e ha offerto i suoi insegnamenti, ma gli esseri mondani lo ignorano completamente; per loro Natale significa innanzitutto fare acquisti, spendere soldi, comprare regali e creare confusione. Questa confusione è tutta opera nostra.

Rendere il Natale significativo, pacifico e veramente spirituale è in nostro potere, ma invece di farlo soccombiamo all’energia negativa del mondo. Andiamo a fare shopping per comprare i regali, ma si solito non lo facciamo con un atteggiamento che assomigli anche solo lontanamente a un atteggiamento amorevole. Pensiamo: “Devo assolutamente comprare qualcosa per mia sorella, perché se non le regalo nulla, forse non le piacerò più. Forse neanche lei mi regalerà qualcosa”. Oppure: “È meglio che non faccia al mio amico un regalo da poco, altrimenti l’anno prossimo potrei non ricevere più nulla di valore”. Questi pensieri sono estremamente negativi e non portano ad altro che a un’ulteriore insoddisfazione. Sono totalmente legati a nozioni egoistiche e immature su cosa sia la vera felicità. Non hanno nulla a che fare con la spiritualità.

La vera spiritualità porta pace e soddisfazione alla mente, mentre le azioni che suscitano solo confusione non hanno alcuna funzione spirituale; derivano da una mente utilitaristica che pensa: “Se do questo, otterrò questo in cambio”. Questa mente è estremamente immatura ed egoista. Si rallegra quando si ricevono molti regali e si deprime quando le aspettative non vengono soddisfatte. Che differenza c’è, dunque, tra una mente di questo tipo e quella di un bambino piccolo? Ci consideriamo adulti, ma con le nostre azioni e i nostri atteggiamenti ci dimostriamo poco diversi dai nostri figli. Loro esagerano l’importanza di ricevere regali, e lo facciamo anche noi. In effetti, gran parte delle loro aspettative esagerate – la loro mente confusa e insoddisfatta – si sviluppano osservandoci.

(…) Fate caso a cosa succede quando si avvicina una festività. Siamo noi a creare l’agitazione. La prima cosa che accade è che marito e moglie, zio e zia e così via iniziano a litigare tra loro. Riuscite a immaginarlo? Siate onesti e indagate sulla verità. E quasi tutti i litigi riguardano i beni materiali. Questo è particolarmente vero nel periodo natalizio. Non sto cercando di essere eccessivamente negativo, ma solo di farvi verificare se questo è vero o meno. I litigi delle feste sono caratterizzati da una forte gelosia: “Fammi vedere, cosa hai avuto tu? Cosa ha ricevuto lui?”. Una mente così dualistica è totalmente immersa nell’egoismo e nelle concezioni errate.

Questo tipo di comportamento illusorio non è tipico di una singola cultura, si ritrova ovunque. Allo stesso modo, anche l’antidoto a questa confusione non è insegnato solo nel Buddhismo. Tutte le religioni si sforzano di contrastare l’agitazione mentale e di portare la pace mentale.

Una caratteristica delle persone materialiste è credere che la loro felicità e frustrazione dipendano totalmente dai fenomeni e dai beni esteriori. Se non ricevono abbastanza gelati e torte, si avviliscono: “Mi sento così vuoto. Questo Natale è stato un tale disastro che ne potrei morire!”. Pensano davvero così. Per loro il successo o l’insuccesso di una festa religiosa dipende interamente dalle cose materiali; per questo sono chiamati materialisti. Non riescono a trovare la pace e la felicità all’interno della propria coscienza e cercano invece qualche segno esterno, fisico, di amore. Non importa quanto si professino spirituali: la loro mente è completamente ossessionata dal livello grossolano e materiale della realtà.

Quando guardiamo in profondità con saggezza penetrante a cose come i nostri atteggiamenti e comportamenti a Natale, stiamo veramente praticando il Dharma. Questa è la vera ricerca spirituale. Studiare il Dharma non significa pensare a qualcosa che piove dal cielo, da un altro mondo. Si occupa direttamente di questioni come la nostra motivazione, ciò che pensiamo e sentiamo in questo momento, nel bel mezzo della nostra vita quotidiana. Se non facciamo un almeno tentativo di controllare e trasformare le menti negative e confuse della gelosia, dell’avidità e così via, allora non esiste il cristianesimo. Non c’è Buddhismo, non c’è Mahayana, non c’è nulla di valido. Dobbiamo riconoscere la mente negativa per quello che è e poi iniziare lentamente a trovare una soluzione per il dolore che provoca, a noi stessi e agli altri. In questo modo possiamo portare la nostra mente a uno stato di realizzazione perennemente pacifico. Se non facciamo nulla per correggere le nostre motivazioni e il nostro modo di pensare, allora il Natale esiste solo per l’ego. Anche se si suppone che stiamo facendo una celebrazione per Gesù, ciò che stiamo facendo in realtà è completamente degenerato.

Pertanto, se volete partecipare a questa celebrazione natalizia e portare un regalo, il miglior dono che potete fare è una mente pacifica. Se riuscite a fare questa offerta con vero amore per l’altro, è sufficiente. Non c’è bisogno di troppa preparazione e attività fisica.

(…) Se vogliamo che la nostra celebrazione del Natale sia veramente spirituale, è importante ricordare chi era Gesù, cosa ha fatto e cosa ha rappresentato. In questo modo possiamo capire come abbia giovato a tanti esseri umani e perché sia stato una forza così positiva, non solo ai suoi tempi, ma anche negli ultimi duemila anni e fino ai giorni nostri. Gesù aveva una compassione eccezionalmente grande. È molto utile verificare questo fatto e considerarlo profondamente. Se ci viene in mente il pensiero: “Devo ottenere le sue realizzazioni e diventare compassionevole come lui”, allora questa è la base perfetta per celebrare la sua nascita. Con questo sentimento nel cuore, la festa di Natale può essere molto significativa e degna di nota.

Questa settimana cercate di meditare. Isolate la vostra mente da distrazioni come la preoccupazione di rendere la vostra vita più confortevole. “Cosa devo indossare?” “Dove mangiamo?” “Devo comprare questo o quello?”. Dimenticate queste cose per un po’. Cercate invece di sviluppare la compassione e di distruggere l’egoismo. Ricordate che fare regali non significa necessariamente aver superato l’egoismo ed essere diventati una persona spirituale.

Ci sono tanti modi per donare, e farlo con arroganza, pensando alla propria reputazione e così via, non ha nulla a che fare con la carità e il vero amore. Se non potete dare cose materiali senza che l’avarizia o qualche altro secondo fine inquini il vostro pensiero, è meglio non dare affatto. Prima di tutto addestrate la vostra mente. Cercate di essere meno attaccati alle cose materiali e lavorate invece sulla vostra formazione interiore, mentale.

Questa settimana, invece di fare programmi e feste, andare di qua e di là a compiere azioni confuse e a incontrare esseri confusi cercate di meditare. Anche se non avete mai meditato prima, provate a meditare ora sull’amore. Chiedetevi: “Che cosa significa veramente il vero amore?”.

È una pratica davvero semplice, ma credo che possa essere estremamente gratificante. Non è sufficiente dire che conosciamo il significato dell’amore pensando alle nostre relazioni con persone specifiche, come gli amici, nostro marito o nostra moglie, e così via. Fare regali alla nostra famiglia, per esempio, non è necessariamente una autentica pratica della generosità o un segno di vero amore. Agire in modo “amorevole” solo verso queste persone può essere una forma di egoismo e non ha nulla a che fare con il vero amore. Il vero amore è rivolto a tutti gli esseri, senza discriminazioni. Inoltre, la qualità di un’azione è determinata principalmente dalla motivazione che la sottende, quindi dobbiamo essere il più possibile consapevoli delle ragioni per cui stiamo facendo qualcosa per qualcun altro.

Perché facciamo regali a chi ci piace e non a chi non ci piace? Dal momento che questo è il modo in cui ci comportiamo, qual è la ragione? Inoltre, non facciamo regali a chi ci sta antipatico. Perché no? Quando decidiamo per chi comprare i regali, cosa succede dentro di noi? Come prendiamo queste decisioni? Porsi domande di questo tipo su azioni che di solito diamo per scontate è molto utile e anche molto rivelatore. Non è come cercare di spiazzare qualcuno con una domanda difficile, cercando di ottenere un vantaggio in un modo tipicamente politico. Si tratta di mettere in discussione le nostre stesse motivazioni, e questo è un processo privato, individuale e completamente interiore. Quindi, per favore, cercate il più possibile di verificare le vostre motivazioni.

(…) Cercate anche di scoprire dentro di voi il significato del vero silenzio: il silenzio di una mente pacifica e soddisfatta. Non preoccupatevi se le conferenze del Lama contengono molte o poche parole. Le parole costano poco; la cosa migliore da fare è pensare profondamente a ciò che si ascolta. È sufficiente tenere a mente una semplice frase: “Come posso raggiungere la pace interiore?” e interrogarsi regolarmente su di essa. Se durante la giornata vi concedete abbastanza tempo per pensarci, prima o poi una risposta arriverà.

(…) Non fidatevi delle mie parole su questo argomento. Riflettete e verificate se hanno senso o meno. Usate la vostra saggezza e non accettate ciecamente ciò che vi dice qualcuno vestito da Lama. Ascoltare molte parole senza giungere a una qualche conclusione in base alla propria esperienza e intuizione è una perdita di tempo e crea solo più confusione. Dovete integrare ciò che ascoltate e metterlo insieme in modo univoco. Siate osservatori e aprite la mente finché non raggiungete una conclusione soddisfacente. In questa breve vita non c’è posto per l’arroganza delle parole. Cercate di mettere in pratica ciò che avete compreso facendolo diventare parte della vostra pratica quotidiana.

Grazie e buon Natale.

Tratto da Silent Mind Holy Mind

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