I tibetani e le donne

I tibetani e le donne

Uno dei principali difetti della cultura tibetana è il suo atteggiamento nei confronti delle donne. Il mondo non è mai stato equo con le donne e, per quanto odi ammetterlo, il trattamento riservato alle donne nelle regioni himalayane, in particolare tra i tibetani, è stato e continua a essere deplorevole. E mi sembra che una buona parte della misoginia tibetana abbia avuto origine quando i lama sono diventati i sovrani del Tibet. 

Noi esseri umani teniamo in grande considerazione le persone che riescono ad acquisire potere, denaro e influenza. Le ammiriamo, le prendiamo come modello e cerchiamo di emularle. Come tutti gli esseri umani, anche i tibetani amano emulare i loro modelli e spesso scelgono lo stesso iter professionale. Per amor di discussione, immaginate come sarebbe stato il Tibet se i laici, e non i lama e i monaci, avessero gestito il Paese? I monasteri sarebbero stati ancora visti come le istituzioni d’élite della nazione? Ne dubito. I giovani più ambiziosi avrebbero avuto altre opzioni, tra cui la possibilità di aspirare a un’alternativa laica. Come chiunque altro nel mondo moderno, i tibetani avrebbero spettegolato sulla moda, sulle tendenze e sui nuovi “super food”, e avrebbero composto canzoni sui musicisti, i soldati, gli statisti, gli scienziati e gli attori che ammiravano. Avrebbero scritto romanzi, speculando sulle vite dei personaggi famosi e popolari. I tibetani si sarebbero vestiti come i loro eroi, avrebbero avuto lo stesso taglio di capelli, si sarebbero truccati allo stesso modo e così via. Ma nulla di tutto questo è accaduto perché, per secoli, i lama hanno governato il Tibet e i lama, i monaci, i monasteri e il Dharma hanno predominato. 

Non credo che i tibetani pensassero che le donne fossero intrinsecamente cattive o una forma di vita inferiore o qualcosa del genere, ma dato che il Vinaya afferma che i monaci dovrebbero evitare le donne, è esattamente quello che hanno fatto anche i laici. Per tutto il tempo in cui i monaci hanno governato il Tibet sono diventati i modelli del Paese e il loro evitare le donne ha iniziato a essere visto come un’espressione di disprezzo e nel corso dei secoli, il disprezzo per le donne si è insinuato nella mente della comunità tibetana ed è diventato la norma. 

La maggior parte dei lama era celibe e i monasteri e le istituzioni più rispettate erano pieni di monaci celibi, quindi non sorprende che le comunità celibi del Tibet dessero grande importanza alla pratica del celibato. Ma è davvero un peccato, persino desolante, che i lama non abbiano tenuto presente che i tibetani laici tendono a non essere celibi. 

Di norma, il buddismo Mahayana insegna che uomini e donne sono uguali, a eccezione degli insegnamenti che elevano le donne al di sopra degli uomini. L’uguaglianza di genere è chiaramente indicata negli insegnamenti, ma in Tibet non è mai stata evidenziata o celebrata. La Prajnaparamita, uno degli insegnamenti più importanti del Mahayana, è spesso descritta come yum o “madre”. Uno dei quattordici voti fondamentali dei praticanti Vajrayana è quello di non screditare, denigrare o abusare mai delle donne. Se infrangi uno dei quattordici voti fondamentali del Vajrayana e non ti penti di averlo infranto – nel senso che il tuo rammarico ti porta a confessarlo e a purificarlo – il tuo viaggio lungo il sentiero del Vajrayana sarà concluso. Ma in Tibet l’uguaglianza di genere è sempre stata messa in ombra dalla cultura monacale. 

Non fraintendetemi: non sto suggerendo che ogni singolo tibetano che fa consapevolmente voto di celibato e segue il sentiero della rinuncia denigri o disprezzi le donne. Né sto dicendo che i monaci dovrebbero sposarsi o avere il permesso di fare sesso. Quello che sto dicendo è che, secondo il Buddhadharma, nessuno di noi dovrebbe mai denigrare, abusare o fare del male a qualsiasi altro essere senziente, indipendentemente dal suo genere o dalla sua specie. 

I monaci buddhisti sono tenuti a seguire le regole del Vinaya. Proprio come ai ragazzi che alloggiano in ostelli per soli uomini in Asia viene detto di stare alla larga dagli ostelli per sole ragazze, la tecnica del Vinaya per superare il desiderio di piacere carnale con il sesso opposto è quella di proibire agli uomini che desiderano ardentemente diventare bhikshu (monaci del Vinaya) di stare da soli con una donna. Questa istruzione significa evitare, non disprezzare, abusare, mortificare e così via. Lo stesso vale per le monache; anche le aspiranti bhikshuni sono scoraggiate dal frequentare ragazzi. La regola è la stessa per entrambi i sessi. Se un uomo o una donna scelgono la vita da rinunciatari come bhikshu o bhikshuni, scelgono necessariamente di rinunciare a tutti gli aspetti della vita mondana. Ma questa scelta non ha assolutamente nulla a che fare con la denigrazione o l’abuso delle donne. 

Alcuni praticanti del Vinaya (monaci e monache che mantengono i voti del Vinaya) praticano anche il Vajrayana (e mantengono i samaya del Vajrayana). Per loro, evitare un altro essere perché si suppone che sia impuro o imperfetto sarebbe assolutamente in contraddizione con i loro samaya Vajrayana. 

Sono cresciuto nello stesso quartiere di un monaco esemplare chiamato Lama Gelek. Era un bhikshu veramente buono e proprio il tipo di monaco che io e i miei amici amavamo prendere in giro: eravamo molto dispettosi. Come monaco, sapeva che non avrebbe mai dovuto stare da solo con una donna e andava nel panico se c’era la minima possibilità che ciò accadesse. Allo stesso tempo però, il suo attendente, che è ancora vivo, mi confidò che Lama Gelek che offriva quotidianamente dello tsok e lo faceva distribuire segretamente a diverse donne. Anche io me ne ero accorto, ma passò molto tempo prima che riuscissi a convincere Lama Gelek a spiegarmi cosa stesse facendo. 

“Come praticante buddhista”, disse, “cerco di seguire tutte le pratiche: Shravakayana, Bodhisattvayana e Vajrayana. Non ho visioni errate sulle donne ma, come monaco, il Vinaya mi dice che non devo mai stare da solo con loro per evitare che la loro presenza scateni in me l’emozione del desiderio. Il problema è che essere paranoico riguardo ai miei voti a volte mi porta a comportarmi in modo inappropriato, il che non è giusto! Le donne non sono altro che dakini e la paranoia di rimanere solo con loro non fa affatto bene al mio samaya. Quindi purifico i miei samaya infranti attraverso la pratica dello tsok”. 

Lama Gelek ha dato un ottimo esempio e potreste rimanere sorpresi da quante persone praticano tutti e tre gli yana come faceva Lama Gelek: esternamente si attengono al Vinaya dello Shravakayana, interiormente coltivano la bodhichitta del Mahayana e segretamente praticano il Vajrayana.

Tratto da Poison is medicine

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Edizione: brossura, 104 pp.
ISBN 9788894287318

I sei insegnamenti qui contenuti sono stati dati da Lama Yeshe durante la sua visita in Australia nel 1975. I primi tre sono una serie di letture serali consecutive che il Maestro ha tenuto presso l’Università di Melbourne, gli altri sono stati dati a Sidney. Sono insegnamenti colmi d’amore, intuizione, saggezza e compassione, e le sessioni di domande e risposte, molto amate da Lama Yeshe, sono dinamiche e molto ricche come sempre.

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