I Quattro Sigilli del Buddhismo

Potremmo chiederci: come possiamo accertare che una particolare dottrina sia Buddhista o no? Ciò si può fare se essa segue i Quattro Sigilli – i quattro principi condivisi da tutti i Buddhisti.

Ecco i quattro sigilli:

  • Tutti i fenomeni composti sono impermanenti;
  • Tutti i fenomeni impuri sono dukkha – insoddisfacenti oppure nella natura della sofferenza;
  • Tutti i fenomeni sono vuoti e privi di un sé;
  • Il Nirvana è vera pace.

Uno dei fattori principali che ci causa difficoltà nella nostra vita e perciò nell’esistenza ciclica è che noi stessi come pure tutto quello che ci circonda è impermanente. Qualunque cosa apprezziamo come fonte di felicità – il nostro corpo, possedimenti, amici e parenti, reputazione e stato sociale, onore e stima – tutto ciò sorge in funzione di cause e condizioni e, in quanto nella loro natura, cambiano. 

Se riflettiamo profondamente sulla loro natura, che le cose cambiano e nessuno può fermarlo, arriviamo alla comprensione che qualunque godimento, rapporto, successo e abilità che abbiamo nell’esistenza ciclica non durerà a lungo. Anche se ora disponiamo di queste cose, in quanto impermanenti per natura, non ci possiamo fare affidamento o averne fiducia. Non hanno l’abilità di procurarci una felicità duratura o portarci reale tranquillità. Questi fenomeni transitori dell’esistenza ciclica costituiscono gli oggetti in relazione ai quali sperimentiamo sofferenza. La nostra sofferenza tuttavia non è a cause degli oggetti e persone che incontriamo bensì radicata nell’ignoranza, la principale afflizione che causa l’esistenza ciclica.

La transitorietà o impermanenza è di due tipi: grossolana e sottile.

La transitorietà grossolana si riferisce a un oggetto che cessa di esistere. La morte di un essere umano o la macchina guasta sono dei buoni esempi. Comprendere questo tipo di transitorietà non è molto difficile. L’impermanenza sottile ha due significati. Il primo è che le cose cambiano da un sottile momento all’altro; non rimangono mai lo stesso. Il secondo è che la transitorietà sottile dei fenomeni avviene perché le cose sorgono sulla base di cause e condizioni. In altre parole, la propria natura dei fenomeni prodotti è che non durano da un momento all’altro.

Sono prodotti nella natura del cambiamento; la loro natura è disintegrarsi in questo momento. Non è necessaria una nuova causa per far disintegrare una cosa nel momento in cui esiste. In altre parole, non è che le cose siano stabili e il contatto con fattori esterni li cambino. Piuttosto, la loro esistenza è governata da cause e condizioni e la propria natura è momentanea.

Le cause e condizioni che hanno portato in esistenza questa cosa sono proprio le cause per la sua disintegrazione. Ed è questo il significato di “Tutti i fenomeni composti sono impermanenti”, il primo dei quattro sigilli della dottrina buddhista.

Il vero dukkha, la prima nobile verità, consiste di due fattori: quello del nostro contesto esterno e quelli che sono il mondo interno degli esseri senzienti. Non solo l’aggregato delle sensazioni viene considerato dukkha ma tutte le menti primarie e fattori mentali che sono concomitanti ad esse e le facoltà sensoriali che sono la causa per queste menti. Tutti quanti hanno il potenziale di portare dukkha e pertanto vengono considerate vera sofferenza.

Il contesto esterno viene chiamato vera sofferenza perché gli afflittori ed azioni degli esseri senzienti condizionano la sua creazione ed evoluzione.

In quanto tutti gli esseri senzienti all’interno del nostro mondo godono ed usano le cose in esso contenute, individualmente e collettivamente contribuiscono al suo sorgere. Comunque, una volta eliminati gli afflittori ed azioni, si viene liberati dall’esistenza ciclica anche se si potrebbe continuare a vivere nel mondo esterno che è vera sofferenza. In altre parole, il criterio per trovarsi nell’esistenza ciclica non è il contesto in cui vive una persona bensì il suo stato mentale. Tutti questi fattori esterni ed interni condizionati dagli afflittori e dal karma impuro sono vero dukkha. Ed è questo il significato del secondo sigillo, “Tutti i fenomeni impuri sono dukkha.

Ma la storia non finisce qui in quanto esiste un antidoto potente abbastanza per sradicare questi afflittori e karma completamente. È la saggezza che realizza la vacuità di esistenza inerente. Perciò il terzo sigillo dice “Tutti i fenomeni sono vuoti e privi di un sé”. Se vengono realizzate direttamente e in modo non-concettuale l’assenza del sé e la vacuità e la mente viene abituata a ciò mediante la meditazione, tutti gli afflittori e i karma che causano la rinascita vengono eliminati. Facendo così, l’esistenza ciclica viene a cessare e il quarto sigillo, “Il Nirvana è vera pace” avviene.    

Il Buddha parlava del mero “io” – il sé meramente designato che si trova nell’esistenza ciclica e procede verso la liberazione ed illuminazione.

Il Buddha parlava del mero “io” – il sé meramente designato che si trova nell’esistenza ciclica e procede verso la liberazione ed illuminazione. Il segno distintivo dell’essere nell’esistenza ciclica è se la mente è sotto controllo degli afflittori ed azioni; ossia se gli aggregati sui quali viene designato l’”io” sono prodotti da queste cause indesiderabili. Se gli aggregati sono sotto controllo dagli afflittori e karma impuro, la persona designata in dipendenza di questi aggregati è legata all’esistenza ciclica.

Non appena questa persona elimina gli afflittori non compie più azioni inquinati che la catapultano nell’esistenza ciclica. Così. L’esistenza ciclica cessa e la persona, questo mero “io” viene liberato. Gradualmente, la persona può anche eliminare perfino tutte le oscurazioni all’onniscienza e, compiuto ciò, questo mero “io” ottiene la Buddhità, lo stato di piena illuminazione oppure nirvana non-dimorante nella quale la persona dimora né nell’esistenza ciclica né nella pace individuale quale il nirvana dell’Arhat.

Ricapitolando, gli aggregati psicofisici di qualsiasi reame in cui siamo nati nell’esistenza ciclica vengono chiamati aggregati “appropriati” o “aggrappati a” e derivano dagli afflittori e azioni impure. Inquanto possiedono queste cause così di cattivo auspicio, il nostro corpo e mente sono incapaci di portarci la pace ultima e felicità nella stessa misura in cui una pianta cresciuta da un seme velenoso sicuramente ci fa ammalare. Identificare le cause e la natura della nostra esistenza ci abilita di meglio comprendere i vari tipi di circostanze insoddisfacenti che esperiamo. Meditando con impegno su questi difetti dell’esistenza ciclica e ile sue origini genereremo l’aspirazione di esserne liberi e ottenere lo stato di durevole pace e felicità, il nirvana.

Descrivendo il suo viaggio spirituale prima del risveglio, il Buddha disse:

“… prima del mio risveglio mentre ero ancora solo un bodhisattva non risvegliato, anch’io, essendo io stesso soggetto a nascita, cercavo ciò che era soggetto alla nascita. Essendo io stesso soggetto a invecchiamento, malattia, morte, dolore e contaminazione cercavo ciò che era soggetto a invecchiamento, malattia, morte, dolore e contaminazione. Poi considerai, quindi: “Perché, essendo io stesso soggetto a nascita cerco ciò che è soggetto a nascita? Perché, essendo io stesso soggetto a invecchiamento, malattia, morte, dolore e contaminazione cerco ciò che è soggetto a invecchiamento, malattia, morte, dolore e contaminazione? Supponi… io cerco la non-nata suprema certezza dalla schiavitù, il nibbana. Supponi… io cerco il non-invecchiamento, la non-malattia, la non-morte, la non-sofferenza e l’incontaminata sicurezza dalla schiavitù, il nibbana.”

Essendo soggetto alle insoddisfacenti circostanze dell’esistenza ciclica, noi esseri ignoranti prendiamo rifugio in altre persone e cose che anche a loro volta sono soggetti alla miseria dell’esistenza ciclica.

Cosa succederebbe se ci voltassimo verso il Dharma per il rifugio e cercare il Nirvana invece? L’attuale sentiero del Dharma inizia con questa aspirazione di essere liberi dall’esistenza ciclica e realizzare il nirvana. Con ciò, alcune persone cercano la pace personale del nirvana, altre invece generano bodhicitta e proseguono sul sentiero del risveglio supremo.

Insegnamento pubblicato su thubtenchodron.org

Ven. Thubten Chodron

Nata nel 1950 e si è laureata in storia presso l’Università di Los Angeles nel 1971. Nel 1975 ha seguito un corso di meditazione tenuto da Lama Yeshe e da Lama Zopa Rinpoce, e in seguito si è recata nel loro monastero di Kopan in Nepal per continuare lo studio e la pratica degli insegnamenti del Buddha.

Nel 1977 ha preso l’ordinazione di novizia e nel 1986, a Taiwan, la piena ordinazione monastica. Ha studiato e praticato il buddhismo della tradizione tibetana per molti anni in India e in Nepal, fungendo inoltre da direttrice del programma spirituale dell’Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia e da maestro residente presso il centro buddhista Amitabha di Singapore.
Attualmente vive e insegna a Seattle presso la Dharma Friendship Foundation e conduce ritiri di meditazione in tutto il mondo. È autrice di diversi libri.

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