I 17 pandita del Nalanda – prima parte

i diciassette pandita del Nalanda

I 17 pandita del Nalanda – prima parte

i diciassette pandita del Nalanda

Spesso Sua Santità il Dalai Lama afferma che il Buddhismo tibetano altro non è che il Buddhismo dell’India antica della tradizione del Nalanda. Nalanda era la grande università monastica che sorgeva nell’attuale Bihar, in India.

Molti dei più grandi maestri e studiosi del Buddhismo indiano risiedevano – e spesso presiedevano – proprio in questo centro che nel suo periodo di massimo splendore. L’università era frequentata da migliaia di monaci, formata da decine di templi e aveva un’enorme biblioteca. Anche se non sappiamo con certezza se tutti i diciassette maestri sotto elencati abbiano fisicamente soggiornato a Nalanda, non c’è dubbio che i loro insegnamenti e il loro impatto siano stati pienamente integrati negli insegnamenti e nelle presentazioni del pensiero buddhista.

Tradizionalmente, i tibetani fanno riferimento ai Sei Ornamenti dell’India (Nagarjuna, Aryadeva, Asanga, Vasubandhu, Dignaga e Dharmakirti) e ai Due Supremi (Gunaprabha e Shakyaprabha).

I diciassette pandita del Nalanda citati di seguito rappresentano l’elenco indicato da Sua Santità integrando questi otto.

Sebbene non includa alcuni dei grandi maestri del Nalanda, il cui genio risuona ancora negli insegnamenti buddhisti in tutto il mondo – Naropa, per esempio – si tratta di una lista importante di brillanti studiosi, adepti le cui innovazioni nella spiegazione della verità che il Buddha ha rivelato continuano a portare benefici ancora oggi.

Questi diciassette pandita del Nalanda sono di vitale importanza perché i loro scritti sono tutti basati su una reale esperienza meditativa.

La loro eredità di testi e insegnamenti sorti da questa esperienza costituisce la spina dorsale della comprensione. È la base per indirizzare i praticanti nella visione corretta che ci permette di progredire – e completare – il sentiero verso l’illuminazione.

L’ordine che segue è stato modificato in ordine più cronologico, evidenziando come queste grandi menti fossero spesso contemporanee l’una all’altra e si concentrassero su aree di pensiero molto diverse della filosofia buddhista.

  • Nagarjuna è considerato il primo dei diciassette pandita del Nalanda. Gli studiosi occidentali generalmente ritengono che ci siano stati due Nagarjuna separati da diversi secol. Tuttavia, la tradizione lo considera un maestro estremamente longevo e che è stato fondamentale nel rivelare gli insegnamenti e i sutra Mahayana, nel chiarire il significato della vacuità e della visione Madhyamaka in particolare, e nell’essere un grande maestro di tantra. Le sue opere sono generalmente divise in tre gruppi: le lodi, i discorsi e le opere sul ragionamento. Il suo testo più famoso appartiene a quest’ultima categoria ed è il Trattato sulla Via di Mezzo. Di questo maestro abbiamo pubblicato il volume Madhyamaka, La preziosa ghirlanda e la Lettera a un amico.
  • Aryadeva fu l’allievo di Nagarjuna. Anche in questo caso e molti studiosi occidentali ne identificano due. Eppure la tradizione tibetana lo considera un unico maestro attivo nel III secolo d.C.. A Nalanda, era famoso per aver convertito molti seguaci del braminismo alla visione buddhista. Si dice anche che sia uno degli 84 mahasiddha, Karnari. È famoso soprattutto per le sue Quattrocento stanze sulla Via di Mezzo, un commentario al Trattato sulla Via di Mezzo di Nagarjuna che spiega i sentieri associati alle verità convenzionali.
  • Asanga (320-390), nato nell’attuale Peshawar, in Pakistan, e fratello maggiore di Vasubandu, è spesso considerato il padre dello Yogācāra, anche se i suoi testi non possono essere classificati in modo così netto. Inizialmente studioso Sarvastivadin, adottò la visione e la pratica del Mahayana. Trascorse 12 anni in una grotta, dopodiché ebbe visioni di Maitreya che lo condusse nel paradiso di Tushita e gli diede gli insegnamenti che formano i cinque testi di Maitreya. Altre opere famose sono il suo commentario all’Abhidharma dal punto di vista del Mahayana, nonché i suoi Terreni e Sentieri del Bodhisattva e il Compendio al Mahayana.
  • Vasubandhu (IV secolo, forse nel V), fratello di Asanga. Le sue opere mostrano la sua padronanza del pensiero buddhista e non buddhista dell’epoca tanto da influenzare tre differenti scuole filosofiche: Vaibhāṣika, Sautrāntika e Yogācāra. La sua opera principale sul pensiero dell’Abhidharma, il Commentario al Tesoro dell’Abhidharma (Abhidharmakośabhāṣya), è ancora oggi la risorsa principale per la conoscenza della filosofia “Śrāvaka” o non-Mahāyāna tra le scuole buddhiste tibetane e dell’Asia orientale. Le sue opere brevi sulla filosofia Yogācāra stabilirono un nuovo standard per quella scuola, che divenne la metafisica buddhista mainstream in India per mezzo millennio.
  • Buddhapalita (470-540) è noto per essere stato il fondatore della scuola Prasangika Madhyamaka, un approccio che utilizza una tecnica di descrizione delle conseguenze assurde di qualsiasi visione nel tentativo di svelare la realtà. Le sue opere includono un commento ai Versi radici della Via di Mezzo di Nagaruna e una Introduzione alla Via di Mezzo.
  • Dignaga (480-540) era un monaco e fu un primo esponente della logica buddhista. Era uno dei quattro grandi discepoli di Vasubandhu, ognuno dei quali superò il maestro in un campo particolare. Dignaga era più dotto di Vasubandhu nel pramana (logica ed epistemologia). La sua reputazione d’ineguagliabile nei dibattiti fu confermata dalla sua celebre vittoria sul bramino Sudurjaya, avvenuto nell’università di Nalanda. La sua opera più famosa è il Compendio della cognizione valida. Tra i suoi discepoli Ishvarasena, che in seguito divenne il maestro di Dharmakirti.

(fine prima parte)

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