Chi è Ksitigarbha

Chi è Ksitigarbha

Tra i bodhisattva più conosciuti, Kṣitigarbha è particolarmente riverito e venerato dai buddhisti cinesi e giapponesi, in Tibet è secondo per importanza solo a Cenresig; è uno dei quattro bodhisattva principali del Buddhismo Mahayana. 

“Se non vado all’inferno per aiutare gli esseri sofferenti, chi altro ci andrà? … Se gli inferni non sono vuoti, non diventerò un buddha. Solo quando tutti gli esseri senzienti saranno stati salvati, raggiungerò la Bodhi”.

Kṣitigarbha fece voto di assumere su di sé la piena responsabilità di tutti gli esseri viventi che si trovano nei sei regni tra la scomparsa del Buddha e l’ascesa di Maitreya, il futuro Buddha. Secondo la tradizione Mahayana, questo bodhisattva fece dunque voto di non diventare un buddha finché ogni essere senziente non fosse stato liberato dall’inferno e ogni inferno non fosse stato completamente svuotato.

In sanscrito il suo nome significa ‘Grembo della Terra’; viene chiamato Jizō Bosatsuin in Giappone, ove significa anche Pietra della Terra, Tesoro della Terra, Grembo della Terra o Matrice della Terra. In tibetano, è Sa Yi nying po che significa ‘Essenza della Terra’, mentre in Cina è noto come Di Zang Wang Pu Sa.

Secondo uno dei sutra Mahayana più noti, il Sutra Kṣitigarbha Bodhisattva Purvapanidhana, in una vita precedente Kṣitigarbha era stato una fanciulla bramina, nota come Fanciulla Sacra. La scomparsa di sua madre le aveva causato molta sofferenza perché temeva che avrebbe subito terribili tormenti all’inferno a causa delle calunnie che aveva rivolto ai Tre Gioielli. Vendette allora tutti i suoi beni per fare un’offerta al Buddha del suo tempo, il Buddha del Fiore dell’Illuminazione e della Meditazione. Lo implorò di aiutarla affinché la madre non dovesse affrontare le sofferenze che l’attendevano a causa del suo karma negativo estremamente pesante. Commosso dalla sua preghiera appassionata, Buddha le ordinò alla Fanciulla Sacra di tornare a casa e di pronunciare il suo nome se voleva ritrovare la madre. La sua mente della giovane entrò nel mondo infernale seguendo le istruzioni del Buddha ma il guardiano di quel regno le disse che sua madre era entrata in paradiso proprio grazie alle sue sincere preghiere e offerte. Per quella rivelazione, promise solennemente di aiutare gli esseri a liberarsi dal tormento dell’inferno, la cui sofferenza l’aveva profondamente scossa, per sempre in ogni sua vita futura nei kalpa a venire.

Secondo la tradizione buddhista Mahayana, in un’altra rinascita Kṣitigarbha apparve come monaco (bhikṣu) in Cina ed è per questo che il Monte Jiuhua divenne una delle quattro montagne sacre del Paese, conosciuto come Bodhimanda di Kṣitigarbha. Si dice infatti che Kṣitigarbha, un ex principe di Silla chiamato Kim Gyo-gak, si fosse recato sul quel monte per praticare il Dharma. Morso da un serpente mentre scalava la vetta rimase completamente paralizzato finché fu curato da un uomo che per caso passava da quelle parti. Non appena le sue condizioni migliorarono rimase in meditazione in una piccola capanna affrontando mille difficoltà e privazioni. Col tempo, le sue condizioni di salute peggiorarono e alcune famiglie del luogo decisero di costruire un tempio per donarglielo come offerta. Quando gli domandarono quanto spazio gli sarebbe servito, rispose che aveva bisogno di un appezzamento di terreno che potesse essere coperto dalla sua veste. Kim Gyo-gak la lanciò in aria e, con stupore di tutti, essa ricoprì l’intera montagna. L’anziano Wen-Ke, proprietario della montagna, allora decise di rinunciare completamente a essa, gliela donò e divenne il protettore del bhikṣu. Qualche tempo dopo anche suo figlio lasciò la casa paterna e si fece monaco.

Il bhikṣu Kim Gyo-gak visse sul Monte Jiuhua per 75 anni e morì a 99. Tre anni dopo il suo nirvana, la sua tomba fu aperta e si scoprì che il corpo non si era decomposto; la reliquia può essere ancora vista nel monastero del Monte Jiuhua. Per la sua fama di santità e per i miracoli che gli vengono attribuiti, la tradizione popolare ritiene che egli fosse una delle incarnazioni di Kṣitigarbha, così il suo culto e quello del Bodhisattva si sono infine fusi in uno solo.

Kṣitigarbha è solitamente raffigurato come un monaco con la testa rasata e un ciuffo di capelli tra le sopracciglia. Lo si vede con in mano il bastone monastico (khakkara, un bastone con dei sonagli che, tintinnando al passaggio dei monaci, avvertono insetti e piccoli animali della loro presenza, evitando così che vengano schiacciati e uccisi), che usa per aprire le porte dell’inferno, e la perla di fuoco (Chintamani, Gioiello che esaudisce i desideri), che usa per illuminare l’oscurità. In Giappone, è spesso rappresentato in 6 aspetti, ognuno dei quali corrisponde a uno dei 6 regni del desiderio. Questo perché Kṣitigarbha può manifestarsi in base alle esigenze dei sofferenti.

Spesso è a piedi nudi e occasionalmente è accompagnato da un cane, facendo così riferimento al mito secondo cui il bodhisattva scoprì la rinascita di sua madre come cane nel mondo degli animali e la prese con sé.

OM AH KSHITI GARBHA THALENG HUM

Questo è il mantra che Kṣitigarbha sentì pronunciare dai Buddha, che equivale al numero di granelli di sabbia del fiume Gange. Dopo aver fatto loro delle offerte, gli fu dato questo mantra che dovrebbe essere pronunciato per qualsiasi difficoltà o problema; è la cosa migliore da fare per le sfide in qualsiasi circostanza. È efficace anche dopo poche ripetizioni, quattro o cinque volte. Il solo pensare o recitare il nome del Bodhisattva ha un grande potere. 

“Questa pratica è particolarmente utile per coloro che hanno problemi insormontabili, gravi problemi di salute, difficoltà in grandi progetti e sfide finanziarie. Suggerisco loro di recitare il mantra lungo o quello breve ogni giorno per ottenere protezione, o almeno quattro o cinque volte o più, a seconda dell’entità dei problemi.

Questa pratica è efficace anche per le persone che desiderano un buon rendimento dei loro raccolti e la protezione del loro raccolto e della loro terra. Nel Sutra del Bodhisattva Kṣitigarbha, ne vengono spiegati i benefici, tanto vasti che possono sicuramente riempire il cielo.

Facendo offerte al Bodhisattva Kṣitigarbha, qualsiasi preghiera si faccia diventa incredibilmente potente, cento milioni di volte più potente per avere successo, ed è molto più potente che pregare altri bodhisattva. È incredibile che il grande successo avvenga il più rapidamente possibile”.

– Lama Zopa Rinpoche

Il Buddha Sakyamuni ha dato il seguente consiglio nell’ultimo capitolo del Sutra di Kṣitigarbha per il bene di tutti gli esseri senzienti:

“Prestate molta attenzione mentre vi spiego; vi darò i dettagli. Le persone buone del futuro otterranno questi benefici se vedranno l’immagine del Bodhisattva Kṣitigarbha, ascolteranno il Sutra di Kṣitigarbha, reciteranno questo Sutra, presenteranno offerte a Kṣitigarbha e gli mostreranno rispetto”.

Lo lodò inoltre con queste parole:

“Hai generato la stabilità del pensiero e il puro pensiero altruistico di bodhicitta e hai eliminato le sofferenze di incommensurabili esseri senzienti. Vedo gli esseri senzienti ricevere la felicità come da un gioiello che esaudisce i desideri, e come il vajra tu tagli le reti dei loro dubbi. Porgi offerte sacre ai nemici distruttori, i qualificati andati oltre, con grande pensiero compassionevole e perseveranza. Liberi gli esseri senzienti dalle loro sofferenze con oceani di saggezza. Poiché non hai paura (illusioni), sei andato oltre il samsara”.

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Ghesce Ciampa Ghiatso
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Il buddhismo nella vita quotidiana, insegnamenti di un Lama tibetano
edizione in brossura, 230 pagine
ISBN: 978-88-86099-42-4

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