Gli svantaggi di criticare il prossimo

La pratica del Dharma più importante è cessare le afflizioni mentali, le tre menti velenose che sono la radice di tutte le sofferenze, e l’egocentrismo. Per farlo occorre recitare mantra e preghiere, ascoltare il Dharma, meditare, fare prostrazioni e offerte di mandala, fare offerte agli oggetti sacri.

Ma la pratica di Dharma principale consiste nell’osservare la propria mente nella vita quotidiana e cercare di liberarla dal controllo delle afflizioni mentali; dovreste cercare di smettere di torturare voi stessi, di farvi del male da soli facendovi governare dalle vostre afflizioni mentali. Ma come fare? Concentrandovi sempre sui tre aspetti principali del sentiero e del tantra, o almeno sull’impermanenza e la morte.

La nostra mente è come un bambino: dobbiamo averne cura e tenerla d’occhio. Basta una piccola distrazione per metterla in pericolo. E se la vostra mente è in pericolo lo è anche la vostra vita, poiché è controllata dall’ignoranza e dal karma. E ciò significa che la vostra sofferenza del samsara sarà senza fine.

Se stiamo male incolpiamo e critichiamo sempre gli altri, ma se non ci piace la sofferenza, non dovremmo far loro del male e creare disarmonia perché è esattamente questo ciò che interferisce con la nostra felicità. Quello che vogliamo e il nostro modo di agire sono agli antipodi.

Ovviamente, ciò non significa che non si possono far notare gli errori degli altri, ma occorre farlo il più possibile con amorevole gentilezza e compassione, per il loro bene. Si possono notare gli sbagli e offrire dei consigli: è così che si affrontano i problemi e si comunica secondo il Dharma. In questo modo, non si corre alcun pericolo per se stessi; non si crea un karma negativo.

Anche se meditate, fate le sadhana e recitate i mantra, la maggior parte della vostra giornata va sprecata se il vostro impegno non è connesso al Dharma. Non solo, la vostra preziosa rinascita umana viene usato per creare i regni inferiori. Qualsiasi cosa facciate deve essere secondo lam-rim; questa deve essere la vostra la linea guida, per questa vita e per le vite future.

Essere criticati e biasimati

Se venite criticati, trasformate questa circostanza nella pratica del Dharma, nel sentiero verso l’illuminazione, in un mezzo per portare la felicità, temporale e finale, a tutti gli esseri senzienti. Utilizzando le difficoltà in questo modo, riuscirete a mantenere la vostra mente in uno stato di felicità. Con questa pratica di trasformazione del pensiero – la migliore pratica di Dharma – si sacrifica la propria vita per gli altri al fine di ottenere la loro felicità.

Le critiche, le lamentele nei vostri confronti sono semplicemente la maturazione del karma negativo che avete accumulato da un tempo senza inizio. Usatele il più possibile per pacificare la vostra rabbia e la vostra malevolenza – entrambe nemiche della bodhicitta – e impegnatevi a realizzare la paramita della pazienza, che è il cammino verso l’illuminazione. Usatele per sviluppare la bodhicitta, prendendo su di voi tutto il karma degli esseri senzienti che vi hanno biasimato. Sperimentate tutto questo per gli altri.

La motivazione è il punto

Se non c’è merito e il karma negativo non è stato purificato – e, per di più, se ne sta creando ancora – non importa quanto si è intelligenti: niente va per il verso giusto. I buoni risultati provengono unicamente dal buon karma creato nelle vite passate, ma in Occidente queste cose non ve le spiegano. (…)

Qualunque decisione deve essere prese analizzando i pro e i contro, come nella pratica del Dharma, e quindi come esseri senzienti ordinari – in altre parole, privi di onniscienza e chiaroveggenza per vedere il futuro e il karma – dobbiamo avere sempre una motivazione di amorevole gentilezza basata sulla nostra capacità di saggezza analitica, sulla nostra capacità di discernimento.

Tradotto da The Faults of Criticizing Others

Per studiare, approfondire, meditare, ecco una selezione dei nostri libri di Lama Zopa Rinpoche:

Autore

  • Lama Zopa Rinpoce è uno dei maestri di Buddhismo tibetano più rinomati a livello internazionale. Nato nel 1946 in Nepal, a tre anni è stato riconosciuto come reincarnazione di Kunsang Yeshe, il lama di Lawdo del lignaggio buddhista Nyngma. All'età di dieci anni durante un viaggio con lo zio decise di fermarsi in Tibet a studiare e meditare nel monastero di Domo Ghesce Rinpoce, dove rimase fino a quando l'occupazione cinese lo obbligò a fuggire in Buthan. Conobbe quello che sarebbe diventato il suo maestro principale, Lama Thubten Yeshe, nel campo profughi di Buxa Duar, nel Bengala occidentale (India) e insieme nel 1967 fondarono in Nepal i monasteri di Kopan e di Lawdo. Nel 1974, sempre con Lama Yeshe, Rinpoce istituì la Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT), un network interna­zionale di centri e progetti di Dharma.

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